Il Colon detto pure Intestino Crasso

Parlando di incidenza statistica delle malattie del colon, spesso si tende a dare priorità ai dati oncologici perché sono più monitorati; e qui i maschi hanno un’incidenza maggiore rispetto alle femmine, dovuta sia a fattori biologici, ma soprattutto comportamentali (gli estrogeni hanno un ruolo protettivo, mentre il fumo, alcol, obesità e l’alimentazione sbagliata, peggiorano la situazione).

Tuttavia, se guardiamo ai DISTURBI FUNZIONALI (quelli in cui l’organo è integro ma non “lavora” bene), la situazione si ribalta completamente: le donne sono molto più colpite degli uomini. In Italia, il rapporto è di 2 a 1 a favore del genere femminile.

Analizziamo i disturbi classici e le ragioni di questa differenza:

1. Sindrome del Colon Irritabile (IBS)

È il disturbo funzionale per eccellenza (spesso chiamato genericamente “colite”).

Prevalenza: Colpisce circa il 10-15% della popolazione italiana.

Differenza di genere: Le donne hanno una probabilità doppia rispetto agli uomini di soffrirne:

  • le donne tendono a riportare maggiormente IBS-C (con costipazione) e gonfiore addominale,
  • gli uomini riportano più spesso IBS-D (con diarrea).

2. Stipsi (Costipazione)

La stitichezza cronica è un problema prevalentemente femminile.

I dati: In Italia ne soffre circa il 15-20% della popolazione, con un rapporto donne/uomini che arriva fino a 3 a 1.

Perché le donne soffrono di più?

Le differenze non sono solo psicologiche (legatate allo stress), ma profondamente biologiche e anatomiche:

A. Il ruolo degli Ormoni Sessuali

Gli estrogeni e, soprattutto, il progesterone influenzano la motilità intestinale.

Rallentamento: Il progesterone agisce come un rilassante muscolare; alti livelli (come nella seconda metà del ciclo mestruale o in gravidanza) rallentano le contrazioni del colon, portando a stipsi e fermentazione (gas).

Sensibilità viscerale: Le fluttuazioni ormonali rendono le donne più sensibili al dolore intestinale. Molte donne notano che i sintomi della “colite” peggiorano drasticamente nei giorni precedenti o durante il ciclo.

B. Conformazione Anatomica

Il colon femminile è mediamente più lungo di circa 10 cm rispetto a quello maschile, nonostante le donne abbiano solitamente un torso più corto.

Il “sovraffollamento”: un colon più lungo deve ripiegarsi maggiormente per stare nella cavità pelvica, creando più “curve” (flessure) che possono rallentare il passaggio dei gas e dei rifiuti.

Il colon discendente e il sigma poggiano direttamente sopra e accanto agli organi riproduttivi femminili. Le variazioni di volume dell’utero (ciclo, gravidanza, fibromi) e le fluttuazioni ormonali causano spesso congestione venosa nella pelvi. La terapia manuale agisce drenando questi tessuti e liberando lo spazio di movimento per il colon.

C. Ptosi Viscerale (Il colon “abbassato”)

Anatomicamente, le donne hanno un bacino più largo. Questo, unito a gravidanze o a una lassità legamentosa maggiore (dovuta all’elastina e al progesterone), può portare a una leggera ptosi (discesa) dei visceri. La terapia manuale mira a ripristinare il corretto supporto sospensorio degli organi.

in questa immagine si vede alcune delle possibili variazioni del colon sigmoideo. Tenete presente che anche il colon trasverso è soggetto al prolasso.

Siamo troppo condizionati dalle immagini dai libri di anatomia e dimentichiamo che nella pratica abbiamo i visceri in una realtà 3D, dove la gravità e i dismorfismi strutturali si discostano da queste rappresentazioni.

C. Risposta allo Stress (Asse Intestino-Cervello)

Il sistema nervoso enterico (il “secondo cervello”) reagisce allo stress in modo diverso. Studi indicano che le donne tendono a manifestare lo stress psicologico più facilmente attraverso la somatizzazione gastrointestinale. Questo non significa che il dolore sia “immaginario”, ma che il cervello invia segnali di allerta all’intestino più frequentemente.

D. Fattori Sociali e Comportamentali

Inibizione: culturalmente, le donne tendono a “trattenere” lo stimolo più degli uomini quando si trovano fuori casa, per ragioni di privacy o igiene dei bagni pubblici. Ignorare lo stimolo ripetutamente può portare nel tempo a stipsi cronica.

Dieta: spesso le donne consumano più fibre (frutta e verdura). Sebbene facciano bene, in un colon irritabile un eccesso di fibre insolubili può peggiorare il gonfiore e il dolore se non accompagnato da una corretta idratazione.

Riassunto differenze

I problemi al colon che rispondono meglio al trattamento viscerale manuale sono:

  • Gonfiore e Meteorismo: il trattamento aiuta meccanicamente lo spostamento dei gas e migliora il drenaggio linfatico e venoso dell’area addominale.
  • Stipsi di tipo “ostruttivo” o da rallentato transito: spesso causata da tensioni fasciali o aderenze che impediscono le contrazioni peristaltiche naturali.
  • Sindrome del Colon Irritabile (IBS): non per “curare” la causa (che è multifattoriale), ma per desensibilizzare il sistema nervoso enterico e ridurre la tensione delle pareti intestinali.
  • Aderenze post-operatorie o post-infiammatorie: esiti di interventi chirurgici (anche distanti, come il cesareo) o di vecchie infiammazioni (appendiciti, diverticoliti rientrate) che creano “fissazioni” del colon alla parete addominale o ad altri organi.

Come agisce la terapia manuale sul colon?

Il terapista manuale viscerale lavora su tre livelli che differenziano l’approccio per maschi e femmine:

  • Meccanico diretto: Mobilizzazione delle flussure (le “curve” del colon) dove spesso si accumulano gas e feci. Negli uomini si lavora spesso di più sulla flessura splenica (sotto le coste a sinistra), nelle donne sul sigma e sull’area pelvica.
  • Riflesso (Sistema Nervoso): Trattamento della colonna vertebrale (tratto dorsale basso e lombare) dove originano i nervi che controllano il colon.
  • Circolatorio: Miglioramento dell’afflusso sanguigno tramite il rilascio del diaframma, il muscolo principale che “pompa” i visceri ad ogni respiro

Vorrei fermarmi solo su due aspetti: i gas intestinali e le zone a rischio ischemico del colon.

I gas intestinali

1. Natura e Composizione dei Gas

Il gas intestinale non è una sostanza unica, ma una miscela variabile di diversi elementi. In un individuo sano, il volume di gas presente costantemente nel tratto gastrointestinale è di circa 200 ml, sebbene la produzione totale giornaliera possa oscillare tra 0,5 e 1,5 litri.

La composizione chimica del gas rivela la sua origine:

  • Gas Inodori (99%): Azoto (N2) e Ossigeno (O2) derivanti principalmente dall’aria ingerita; Anidride Carbonica (CO2) prodotta da reazioni chimiche; Idrogeno (H2) e Metano (CH4) derivanti dalla fermentazione batterica.
  • Gas Odorosi (1%): I composti dello zolfo, come il Solfuro di idrogeno (H2S), sono responsabili dell’odore sgradevole e derivano dalla putrefazione proteica.

2. Eziogenesi: Le Tre Zone di Formazione

La produzione di gas avviene lungo tutto il tubo digerente seguendo tre fasi principali:

  • Stomaco (Aerofagia): L’ingestione meccanica di aria dovuta a stress, gomme da masticare o mangiare troppo velocemente porta all’accumulo di N2 e O2, eliminati solitamente tramite l’eruttazione.
  • Intestino Tenue (Neutralizzazione): In questa zona avviene una reazione chimica tra il chimo acido dello stomaco e il bicarbonato pancreatico, che genera CO2. Questo gas viene rapidamente assorbito nel sangue ed espulso dai polmoni.
  • Colon (Fermentazione): Rappresenta la “fabbrica” principale, dove i batteri anaerobi fermentano residui non digeriti come fibre e lattosio, producendo H2, CH4 e composti solforati. Una produzione eccessiva in questa zona è spesso indice di disbiosi o intolleranze.

3. Effetti Viscerali e Sistemici

L’accumulo di gas può avere ripercussioni che vanno oltre il semplice gonfiore:

  • Effetto Meccanico: Secondo la Legge di Laplace, la distensione della parete intestinale aumenta la tensione parietale, attivando i recettori del dolore e causando crampi. In caso di colite, anche piccoli volumi possono causare dolore acuto (ipersensibilità viscerale).
  • Sindrome di Roemheld: L’accumulo di gas può spingere il diaframma verso l’alto, causando compressione cardiaca, extrasistole e difficoltà respiratorie.
  • Riflessi Viscero-Somatici: Il gonfiore può manifestarsi con dolori riferiti in altre zone; ad esempio, il gonfiore del tenue può causare dolore lombare, mentre quello gastrico dolore tra le scapole.

4. Fisiologia dell’Eliminazione

Il corpo elimina i gas attraverso tre vie: l’eruttazione, il flato e la diffusione ematica. Quest’ultima è la “via invisibile”: circa il 90% dei gas attraversa la mucosa, entra nel circolo venoso e viene espulso dai polmoni.

Come si evince dall’immagine la gestione del meteorismo richiede un approccio multidisciplinare: terapia manuale viscerale, fitoterapia e farmacologico (se i primi due approcci, non danno risultati atessi, oppure semplicemente perché la si preferisce).

Esempio Riassuntivo di Trattamento

  • Se il gonfiore è immediato dopo i pasti con reflusso, è utile lavorare su stomaco e diaframma e usare sostanze amare come lo zenzero.
  • Se la pancia è gonfia “a pallone” la sera, è indicato il trattamento della valvola ileocecale, associando finocchio e probiotici.

Le zone di spartiacque (Griffith e Sudeck)

In ottica viscerale manuale, questa immagine dell’intestino crasso non rappresenta solo “zone a rischio ischemico”, ma aree di transizione meccanica, fluidica e neurologica. Le “spartiacque” sono i punti in cui il sistema è meno resiliente: se c’è una tensione fasciale, una cicatrice o una restrizione di mobilità, queste zone soffrono di CONGESTIONE o IPOPERFUSIONE locale molto prima di altre.

A. La Flessura Splenica (Punto di Griffith)

Questa è una zona chiave per la meccanica respiratoria e posturale.

Anatomia Funzionale: La flessura è sospesa al diaframma tramite il legamento frenocolico.

Il Problema Manuale: Una disfunzione del diaframma (es. blocco in ispirazione, stress) o una costrizione costale inferiore sinistra crea una tensione diretta su questa zona vascolare critica. La tensione meccanica riduce il lume dei vasi già precari in quest’area.

Implicazioni Neurologiche: Qui avviene il “cambio della guardia” tra il sistema parasimpatico vagale (Nervo Vago) e quello sacrale (S2-S4). Trattare questa zona ha un forte impatto sul sistema nervoso autonomo.

B. La Giunzione Rettosigmoidea (Punto di Sudeck)

Anatomia Funzionale: È intimamente connessa al sacro e al pavimento pelvico.

Il Problema Manuale: La ptosi viscerale (caduta degli organi) o le tensioni del pavimento pelvico comprimono questa zona contro il sacro.

Stasi Venosa/Linfatica: Essendo una zona “di confine”, è spesso soggetta a congestione venosa (emorroidi interne, pesantezza pelvica) se la pompa addominale non funziona bene.

Il Ruolo delle Cicatrici e delle Aderenze

Le aderenze post-chirurgiche o post-infiammatorie (es. diverticolite pregressa) sono il nemico numero uno delle zone di spartiacque.

Perché la cicatrice è pericolosa per queste zone?

Le arterie mostrate nell’immagine (Mesenterica Sup/Inf) viaggiano all’interno del mesentere (i foglietti peritoneali).

Trazione Meccanica: Una cicatrice non è solo pelle; è una fibrosi che penetra in profondità. Se una cicatrice addominale (es. cesareo, laparoscopia, appendicectomia) crea un’aderenza sul peritoneo, questa “tira” il mesentere.

Torsione Vascolare: La trazione sul mesentere può creare una leggera torsione o stiramento dei vasi. In una zona normale non è un problema, ma nelle “spartiacque” (dove il flusso è già al limite), anche una riduzione del 10-15% del flusso causata da tensione meccanica può creare sintomatologia (colite funzionale, dolore post-prandiale, stipsi ostinata).

Tipologie di Cicatrici/Aderenze da valutare:

Cicatrici da Taglio Cesareo/Isterectomia: Creano tensioni verso il basso che influenzano direttamente il sigma e il Punto di Sudeck, limitando lo scorrimento del colon sigmoideo.

Cicatrici da Laparoscopia (ombelico/fianchi): Spesso sottovalutate. I portali di accesso possono creare briglie aderenziali che limitano la mobilità dell’intestino tenue e del mesentere trasverso, influenzando indirettamente la vascolarizzazione centrale.

Esiti di Radioterapia: La radioterapia pelvica crea una fibrosi diffusa (“tessuto cartonato”) che “incolla” il retto al sacro e alla vescica, devascolarizzando l’area di Sudeck.

Sintesi dell’Approccio Clinico​

  • Liberare il contenitore: Prima si lavora sul diaframma e sulla colonna lombare.​
  • Sbloccare i “tappi”: Si trattano le valvole (Ileocecale e Sfintere di Oddi).​
  • Mobilizzare le curve: Si lavora sulle flessure epatiche e spleniche.​
  • Drenare la pelvi: Focus sul sigma e sulle cicatrici (soprattutto nel paziente donna).​

Un consiglio pratico: Nella donna, il momento migliore per queste manovre è la fase post-mestruale, quando i tessuti sono meno congestionati e meno sensibili al dolore.

Per procedere in modo sicuro ed efficace, è fondamentale distinguere quando la mano del terapista deve fermarsi e quando, invece, può istruire il paziente a proseguire il lavoro in autonomia.

1. Controindicazioni Assolute

La terapia manuale viscerale è potente perché agisce sulla vascolarizzazione e sulla pressione endo-addominale.

Non deve essere praticata in presenza di:

  • Processi infiammatori acuti: Diverticolite in fase attiva (rischio perforazione), appendicite, colecistite o flare-up di malattie croniche (Crohn/Rettocolite).
  • Sospetto di occlusione intestinale: Se il paziente non evacua da giorni, ha vomito e dolore acuto (“addome a tavola”).
  • Aneurisma dell’aorta addominale: Una pressione profonda su un’aorta dilatata è estremamente pericolosa. È bene palpare sempre il polso aortico prima di affondare.
  • Gravidanza nel primo trimestre: Per precauzione, si evita il trattamento diretto profondo (si può lavorare sul diaframma o sul torace).
  • Febbre o neoplasie in corso: Per evitare di stimolare eccessivamente il circolo linfatico in aree sospette.

2. Auto-trattamento per il Paziente (Protocollo Domiciliare)

A. Il “Massaggio a I-L-U”

È la tecnica standard per stimolare la peristalsi seguendo il decorso del colon. Il paziente è sdraiato supino, ginocchia flesse.

  • “I”: Accarezzare profondamente il fianco sinistro (colon discendente) dall’alto verso il basso (10 volte).
  • “L”: Disegnare una “L” rovesciata che parte dal fianco destro, attraversa l’addome sopra l’ombelico e scende a sinistra (10 volte).
  • “U”: Disegnare una “U” rovesciata completa: sale dal fianco destro (cieco), attraversa (trasverso) e scende a sinistra (sigma) (10 volte).

B. Sblocco del Diaframma (Auto-pompage)

Poiché il colon è appeso al diaframma, un diaframma libero significa un colon mobile.

Esercizio: Espirare completamente, infilare le dita sotto il bordo delle costole e, mantenendo l’apnea espiratoria, provare a fare una “finta inspirazione” (senza prendere aria) per risucchiare i visceri verso l’alto.

C. Stimolazione della Valvola Ileocecale

Utile soprattutto al mattino per chi soffre di stipsi.

Tecnica: Posizionare le dita sulla fossa iliaca destra (tra ombelico e osso dell’anca). Effettuare piccoli cerchi profondi e lenti in senso orario per circa 1 minuto, respirando profondamente con la pancia.

3. Consigli per le pazienti donne (Terapia e Ormoni)

Dato che abbiamo visto la prevalenza femminile, è utile dare indicazioni specifiche:

  • Sincronizzazione col ciclo: Evitare manovre profonde nei primi 2 giorni del ciclo mestruale (maggiore sensibilità al dolore e rischio di aumentare il flusso sanguigno).
  • Idratazione post-trattamento: Dopo una seduta viscerale, è fondamentale bere molta acqua. La manipolazione rilascia tossine e stimola il drenaggio linfatico; l’acqua aiuta a smaltire questo carico metabolico.

Conclusione della nostra panoramica

La terapia manuale viscerale sul colon non è solo “meccanica”, ma un modo per dialogare con il sistema nervoso autonomo.

Nelle donne, agisce spesso come un riequilibratore della zona pelvica, mentre negli uomini tende a essere un lavoro di sblocco delle tensioni diaframmatiche e posturali.

Saper distinguere al tatto la tipologia di disfunzione è ciò che trasforma un massaggio addominale in una terapia manuale mirata. La palpazione del colon richiede una mano “ascoltatrice”, mai invasiva all’inizio, per non scatenare una reazione di difesa della parete addominale.

Ecco come differenziare i due stati principali:

1. Il Colon Spastico (Ipertonico)

È tipico della “colite” propriamente detta e della sindrome del colon irritabile con dolore e crampi. È molto comune nelle donne giovani o in soggetti con alti livelli di stress (iper-attivazione del sistema nervoso simpatico).

Sensazione al tocco: Al di sotto della parete addominale, il colon si percepisce come una corda tesa, rigida e sottile (spesso chiamato “cordone colico”). È particolarmente frequente avvertirlo nel fianco sinistro (sigma).

Risposta del paziente: La palpazione evoca un dolore acuto, puntiforme. Il paziente tende a contrarre gli addominali per difendersi (difesa muscolare).

Obiettivo terapeutico: Inibizione. Non bisogna forzare.

Manovra adatta:

  • Pressioni statiche e dolci: Appoggiare la mano e aspettare che il calore e la pressione costante inducano il rilascio del tessuto.
  • Vibrazioni leggere: Per “ingannare” i recettori del dolore e indurre il rilassamento della muscolatura liscia.

2. Il Colon Atonico (Ipotonico)

È il quadro tipico della stipsi cronica “da pigrizia”, frequente negli anziani, nelle persone sedentarie o nelle donne con ipotiroidismo o post-gravidanza.

Sensazione al tocco: L’addome appare “svuotato” o, al contrario, molto gonfio ma senza consistenza. Al tatto, il colon non oppone resistenza, sembra una sacca molle e pastosa. Spesso si avverte il crepitio dei gas o la presenza di masse fecali (scibale) che si lasciano quasi “modellare” sotto le dita.

Risposta del paziente: La pressione non è dolorosa, anzi, spesso il paziente riferisce una sensazione di “piacere” o di liberazione quando si preme profondamente.

Obiettivo terapeutico: Stimolazione (Recruitment).

Manovra adatta:

  • Manovre ritmiche e profonde: Kneading (impastamento) e pompage per richiamare sangue e stimolare il riflesso peristaltico.
  • Trazioni veloci: Movimenti di “scatto” leggero per risvegliare il tono muscolare della parete colica.

3. Segni palpatori accessori (I “punti spia”)

Oltre alla CONSISTENZA, cerca questi segnali durante la valutazione:

  • Gorgoglio immediato = spostamento di gas/liquidi; buon segno di attivazione della motilità.
  • Pelle fredda sull’addome = scarsa vascolarizzazione dell’area; lavorare prima sul diaframma per richiamare sangue.
  • Pulsazione aortica evidente = possibile tensione profonda del mesentere (o magrezza estrema), procedere con estrema cautela.
  • Resistenza alla flessura epatica = possibile congestione del fegato/cistifellea; trattare lo sfintere di Oddi prima del colon.

Strategia di VALUTAZIONE (Protocollo rapido)

Ascolto superficiale: Appoggia le mani calde sull’addome senza premere. Senti il calore e il ritmo respiratorio.

Test della Valvola Ileocecale: Premi a destra. Se è dura e dolente, c’è un blocco all’ingresso.

Test del Sigma: Premi a sinistra. Se senti la “corda”, il sistema è in spasmo (ipertonico).

Test del Trasverso: Cerca di agganciare il colon sopra l’ombelico. Se cade verso il basso (ptosi), è un quadro atonico.

Un piccolo trucco clinico: Se trovi un colon molto spastico a sinistra (sigma), prova a trattare prima il muscolo Psoas sinistro. Spesso la tensione del colon e dello Psoas si alimentano a vicenda a causa della vicinanza anatomica e neurologica.