Non intendo parlare dei danni prodotti dall’infezione virale o dai Collateral Damage da siero mRNA; per questo basta già chi se ne occupa dal 2021. Al di la di come siamo riusciti ad arrivare vivi fino ad oggi, mi è sorto un dubbio: perché quando mi incrocio con persone all’aperto ho la tendenza di restare in apnea?
Fateci caso!
Al chiuso uso la mascherina FFP2 e ho la certezza più o meno illusoria di essere protetto dall’eventuale contaggio, ma anche in questo caso se presto attenzione alla respirazione, mi rendo conto che è INIBITA. In questo modo cerco di ISOLARMI e di proteggermi dal potenziale UNTORE DI TURNO (vaccinato o non vaccinato). L’aria è la cosa che condividiamo di più. L’aria che io respiro è la stessa che respirano anche tutti gli altri, soprattutto se stiamo vicini. Detta così, pure durante il COVID TIME a qualcuno potrebbe destare più preoccupazione del solito. Questo per sottolineare che è difficile isolarsi completamente soprattutto per un ANIMALE SOCIALE come è l’uomo. La respirazione vera e propria avviene a livello cellulare, nei mitocondri; quello che possiamo modificare consapevolmente e quello che inibiamo inconsapevolmente è la VENTILAZIONE. La ventilazione è il processo che permete all’ARIA di fluire dentro i polmoni in seguito alla contrazione dei muscoli respiratori che espandono la gabbia toracica e tramite un gioco pressorio si realizza quello che chiamiamo INSPIRAZIONE, mentre il processo inverso detto ESPIRAZIONE si realizza in seguito al rilassamento dei muscoli respiratori che riportano la gabbia toracica nella posizione iniziale facendo defluire l’aria fuori dai polmoni. Non entro nei dettagli perché il discorso è complesso e potrebbe diventare dispersivo e fuori dall’intento di questo articolo. Per chi si occupa oppure ha fatto sedute di rieducazione posturale, il concetto di BLOCCO INSPIRATORIO è molto familiare. In breve, i muscoli INspiratori non si rilassano completamente e di conseguenza la gabbia toracica non ritorna alla posizione iniziale intrappolando nei polmoni un volume d’aria che non partecipa alla ventilazione utile ( intesa come cambio ottimale tra O2 e CO2 ). Questo BLOCCO è presente in tutti noi, in una misura più o meno evidente ed è dovuto ai problemi posturali, allo STRESS cronico, oppure al MINESTRONE PSICOSOMATICO. Sia la parola “stress” che “psicosomatico“, sono IPERusate ma nello stesso tempo IPOconosciute e quando non si sa cosa fare o cosa dire, vengono piazzate un pò come la VIGILE ATTESA aspettando per vedere che effetto fa.
La prima cosa che possiamo fare è utilizzare la PRESENZA, l’ATTENZIONE e l’INTENZIONE per prendere coscienza del blocco inspiratorio, dell’IPERattivazione della muscolatura respiratoria accessoria con l’intenzione di LASCIARE ANDARE, enfatizzando l’ESPIRAZIONE A GLOTIDE APERTA (espirare con la bocca).
Muscoli respiratori:

Allungamento dei muscoli scaleni, elevatore della scapola, trapezio, SCOM e pettorali, tramite lo stretching, lavoro miofasciale, ecc. potrebbe migliorare il risultato finale. Una volta SBLOCCATA la respirazione considero utile creare delle abitudini respiratorie nuove. Di solito, sia nella riabilitazione posturale, nei corsi di yoga, oppure nelle varie forme di rilassamento, si consiglia di gonfiare la pancia.
Nel mio lavoro, preferisco enfatizzare la RESPIRAZIONE COSTALE BASSA utilizando principalmente due semplici accorgimenti:
- la posizione prona (a pancia sotto) perché bloccando relativamente il movimento della pancia, enfatizzando il movimento costale basso.
- la posizione seduta o eretta con una banda elastica (tipo Thera Band), oppure anche un semplice cordone di un accappatoio, atorno alle costole base.
Così viene stimolato maggiormente il movimento diaframmatico e degli muscoli intercostali interni che detemina un’allargamento della gabbia toracica bassa e una minore attivazione della muscolatura respiratoria accessoria (scaleni, trapezio superiore, ecc.).
Per vedere se una persona è viva, generalmente osserviamo se respira, si muove oppure se risponde a qualche stimolo. Muovendoci e respirando di meno, si potrebbe dire che viviamo anche di meno, in altre parole siamo MORTI VIVI. Migliorando la quantità e la qualità del movimento e della respirazione non saremo più protetti dai virus, da guerre o complotti, ma potremo morire vivendo pienamente, dentro un corpo vitale e reattivo agli stimoli ambientali, non per forza sempre ostili o incomprensibili al momento. Da come sono andate le cose fino ad oggi, salvo pochi casi particolari (rispetto alla popolazione complessiva), un approccio tradizionale e un uso intelligente delle mascherine, hanno dato un ottimo risultato a distanza di due anni. Visto i risultati dell’approccio ufficiale verso il SARS=CoV2, sorge spontaneamente il dubbio di Sora Lella…
